Padre Georg a Urbisaglia accoglienza da star per “il dono dei due papi”

Padre GeorgLa prima volta dell’Arcivescovo – “Una sorpresa piacevolissima, non mi aspettavo questo entusiamo. Porterò i vostri saluti a Benedetto XVI e al Pontefice”
Georg, dono di due papi (“ai quali la preghiamo,monsignore, di portare i nostri saluti” dicono sindaco e parroco). E lui, appena giunto ad Urbisaglia con 9 minuti d’anticipo sull’orario previsto, saluta alla Bergoglio: “Buongiorno!”.

Suscitando subito nella piccola folla in attesa davanti al comune, più di un sussurro di ammirazione: “Quant’è giovane!”. In realtà mons. Gänswein, 58 anni compiuti il 30 luglio e portati splendidamente, ai ‘gradi’ di arcivescovo (e prefetto pontificio) ci è arrivato il 6 gennaio scorso, non prestissimo seppure la carriera davanti a lui sembra non debba avere confini.
In ogni caso più ‘precoce’ di lui, ad esempio, era stato mons. Claudio Giuliodori che questa mattina non lo ho accompagnato, dopo Macerata, nella visita ad Urbisaglia. Ma che è stato ancora presente così come papa Francesco. Giuliodori continua ad essere inf atti, forse per pochi giorni ancora, la guida della diocesi maceratese. Tanto che quando il parroco don Marino Mogliani in chiesa (sull’altare l’unico addobbo di rose rosse e gerbere gialle) ha salutato mons. Georg come “Il nostro caro vescovo…possiamo chiamarlo così?!” lui ha f atto cenno di no con il dito. E il pontefice è stato presente nell’omelia dell’arcivescovo (quell’arci sottolineato con orgoglio e f ierezza dal parroco) quando lo ha citato a proposito della Misericordia di Dio.
“Non c’è discorso dove Papa Francesco non faccia riferimento a questo principio”. Ed è stato presente anche nel canto finale della Comunione quando il coro della Collegiata San Lorenzo ha intonato: “Fratello sole, sorella luna” ispirato al Poverello d’Assisi. Con il colonnello Papetti della Finanza
Poi mons. Georg si è concesso in perfetta ‘letizia’ e con un sorriso che ha conquistato all’istante la piazza, all’abbraccio della folla che lo attendeva impaziente ai piedi del sagrato della chiesa, costruita cento anni fa. Lui non si è sottratto. Anzi. Fino all’ultimo restando sulla piazza e rimandando la partenza per l’Abbadia di Fiastra (dove è stato consumato il pranzo) sollecitata più volta dagli uomini del ‘cordone’ di sicurezza tenuto stretto, molto cordialmente, dal gen. Carlo Tirabassi con cui ha collaborato il vice sindaco urbisalviense, Christian Rozzi. Tirabassi aveva pure provveduto a suonare lui la campanella dell’incipit in chiesa, ignorata per emozione dai cinque concelebranti e dai due diaconi del corteo arcivescovile.
In piazza, dopo la messa, il nuovo pastore di Urbisaglia è stato accolto con grandissimo calore. Ricambiato senza risparmio. Ha baciato i bambini che gli venivano dati in braccio, accarezzato gli anziani, così come aveva fatto prima alla Casa di Riposo ‘Buccolini’ e concedendosi a centinaia di scatti e ai tantissimi, che nell’entusiasmo generale hanno cercato di toccarlo, strappargli un sorriso, una parola, una stretta di mano.
Tutti hanno chiesto di ‘essere immortalati’ con lui, il segretario del papa emerito, accolto quasi come una pop star. Anche l’amministrazione comunale, davanti alla Chiesa dell’Addolorata e le autorità, intervenute in massa, all’uscita della Collegiata hanno chiesto la f oto-ricordo. Naturalmente concessa. Tutti contagiati dal fascino discreto ed insieme irresistibile di padre Georg. Anche la vigilessa Rosanna Cicconi, seppure ‘con un piede rotto’ ha voluto restare al suo posto a guardia del gonfalone cittadino.
“Mammia mia, quanto è bello!” dalle ragazzine di Urbisaglia l’ammirazione per il prelato dal fisico di alpinista (“amo le montagne, provengo da un paesino della Foresta Nera”). L’entusiasmo ha fatto irruzione in un paese spesso algido e sempre riservato, serpeggiando tra i tavoli dell’aperitivo en plein air in piazza che è apparso subito f unestato da un’improvvisa pioggerellina. Al sindaco Roberto Broccolo, che già la vedeva brutta, sollecitandolo a tagliar corto dopo il brindisi, mons. Georg ha detto serafico: “Attendiamo, la pioggia terminerà presto”. Ed è andata così, tra lo stupore generale. Se l’aspettava una simile accoglienza monsignore?
(La risposta è sincera, quasi stupita) No, davvero non me l’aspettavo. Urbisaglia è una gradevolissima sorpresa. Aveva ragione a dirmelo il mio grande predecessore il cardinal Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato (che fu ospite ancora del sindaco Broccolo il 24 aprile 2007 ndr). Mi ero infatti documentato, prima di venire. C’era quasi una predestinazione…” Cioè? Parlo di coincidenze che parlano al mio cuore. Ho scelto, da arcivescovo senza sapere che era anche lo stemma del Comune di Urbisaglia, l’immagine di San Giorgio che uccide il drago. Inoltre la chiesa collegiata è dedicata a San Lorenzo, il patrono di Perugia una città che amo e dove 23 anni fa ho studiato l’Italiano (che infatti parla correttamente senza inflessioni ndr) e da dove un giorno sono partito per un breve, indimenticabile giro nelle Marche: a Tolentino e Macerata.
In un libro di recente pubblicazione, si accosta il nome di Celestino V° a quello di Benedetto XV°.
L’esempio del primo avrebbe insomma influenzato la decisione di dimettersi del secondo…
Sì, ho letto. Bella ipotesi, ma sono due storie diverse.
(Un sorriso).
Nulla pare al momento impossibile per quello che viene definito il n.2 in Vaticano: “Vivo con il papa emerito e lavoro con papa Francesco” aveva detto lui assicurando Broccolo e don Marino che i loro saluti sarebbero stati effettivamente portati. Numero due a Roma e primo ad Urbisaglia come Flavio Silva Nonio Basso, il vincitore di Masada ai tempi di Vespasiano. E al prof . Gianfranco Paci, protagonista di tante campagne di scavo di successo ad Urbs Salvia, che gli ha fatto vedere al museo l’unica testimonianza in pietra fuori Roma dei fasti trionfali fuori Roma, dichiarando: “Un segno della cultura e dell’importanza di questa città”, Georg Gänswein ha risposto pronto: “Sì, ma è stata anche una questione di strategia”.
A salutare il successore di Lamparius, il primo arcivescovo di Urbisaglia, è venuta da Corridonia il sindaco Nelia Calvigioni (“Sono nata qui non lo dimentico!”) insieme con l’assessore regionale Sara Giannini, i consiglieri regionali Angelo Sciapichetti e Francesco Massi; il presidente della Provincia, Antonio Pettinari; il prefetto Giardina, i comandanti della Guardia di Finanza e dei Carabinieri; l’ex assessore regionale Tesei; una folta delegazione dei Cavalieri di Malta e pure, con tanto di fascia tricolore Angelo Torresetti il sindaco dei ragazzi di Urbisaglia. Che, poi in chiesa, trovava addirittura un posticino sul banco delle autorità politiche (poi, all’arrivo dei Pettinari, il piccolo doveva tornare in retrovia). “Urbisaglia è stata una grande città, decaduta come Luni: lo scrive Dante”, le prime parole del sindaco
all’Ospite appena sceso dall’auto. Nella descrizione della storia cittadina, anche un rammarico. Non aver ritrovato neri musei Vaticani due belle statue provenienti dagli scavi del ’700 promossi dal regno papalino ad Urbisaglia: “Prima del mio mandato, che scade il prossimo anno, spero tuttavia di ritrovarle, magari spostate all’ingresso della Cappella Sistina, come m’è stato detto”.
Dal sindaco a mons. Georg, inf ine, un ‘baule dei ricordi’: tanti libri sulla città e cartoline “da portare anche ai due papi”. Un baule -”per non dimenticarci reciprocamente”- che poi verrà arricchito da un
ponderoso book f otograf ico, un album di scatti sulla ‘mattinata particolare’ che il f otograf o incaricato dal Comune consegnerà in tempi di record prima dell’amen in chiesa. Destinato a restare nella storia moderna del paese iniziata il 7 dicembre scorso “quando da un giornalista amico, Piero Chinellato, ho avuto la soffiata: il papa aveva nominato il nuovo arcivescovo di Urbisaglia” ha rivelato Broccolo. “Festa grande, emozione unica: ora non dobbiamo perderci di vista”.
Insomma, Roma, attendici…”perchè non ci dispiace ricambiare la visita del nostro arcivescovo” ha detto poi alla Collegiata il parroco suscitando sorrisi convinti tra la folla dei fedeli dove tutti hanno fatto la
‘comunione’ facendo la fila sopratutto dalle parti di mons. Georg. I doni per l’arcivescovo sono stati tanti, oltre al baule dei ricordi e in chiesa la riproduzione del trittico di Stefano Folchetti. Una moneta coniata dal Sangallo sull’apertura del porto franco di Ancona e gagliardetti del Rotary club di Ancona Conero, di cui è presidente, e dell’Innerwheel, da parte del prof . Paci. E da parte della prof . Augusta
Cardinali, ex dirigente scolastica, il progetto per la sicurezza degli istituti universitari a cura dell’associazione italo-argentina Seta, redatto dalle università di Camerino e ‘Nacional’ di Baires.
E per padre Georg anche un abito ‘civile’ nero (taglia 50, ‘solo se mangio un pò, arrivo a 52: lo proverò subito appena tornato a Roma”) confezionato dalle maestranze di ‘Urbis’, l’azienda di Fiorella Tombolini.
“Siamo in un momento dif f icile: abbiamo 50 dipendenti, in pratica uno ogni f amiglia di Urbisaglia” ha detto emozionata l’imprenditrice “siamo però volutamente ottimisti: c’è tanto entusiasmo e tanta voglia di fare e di voler uscire dalla crisi”.
Dopo il comune, e prima della concelebrazione eucaristica, il percorso aveva toccato il museo con la ‘notizia’ data per l’occasione da Paci sul periodo, alf ine f issato dopo ricerche e ritrovamenti, della nascita di Urbs Salvia: dal 158 al 104 avanti Cristo. “Al tempo dei Gracchi” sottolinea il prof essore. In precedenza la città era stata sempre def inita, in proposito, “colonia del secondo secolo”. E questo non corrispondeva sostanzialmente alla verità storica.
Commovente l’incontro alla Casa di Riposo ‘Buccolini’, la terza per efficienza in provincia di Macerata (aveva sottolineato Broccolo). Tutti intorno all’arcivescovo, accolto dalla presidente Mirta Romagnoli e dal
direttore Antonio Marziali. A richiesta del quale, mons. Georg, impartendo la benedizione, ha recitato una particolare preghiera degli inf ermi. Per ciascun ospite e il personale i due ‘santini’ fatti stampare
dall’arcivescovo per la sua Ordinazione: un crocifisso di Enrico Manfrin (1917-2004), presente nella cappella privata del Santo Padre, ed una Madonna col Bambino di Giorgio Martini (1439-1501), capolavoro presente anche questo nel Palazzo apostolico in Vaticano.
Antico e moderno, tradizione ed innovazione, passato e (sopratutto) futuro nel nome di Georg Gänswein , “da oggi, uno di noi” dice il sindaco di Urbisaglia. Poi, prima del ritorno a Roma, tutti a pranzo all’ombra dell’antica Abbazia dei Circestensi.

Contenuto inserito il 16/09/2013

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Autore Maurizio Verdenelli - Cronache maceratesi

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